«In pochi minuti, con il nostro dispositivo Rigenera, siamo in grado di frammentare e polverizzare ogni tipo di tessuto. Un pezzettino di pelle, ad esempio, lo facciamo in pezzettini così piccoli che possano passare dalla cruna di un ago. Poi utilizziamo questa “polverina” che abbiamo ottenuto in pochi minuti, per curare una ferita o una frattura. Come? Spruzzandola direttamente sulla zona che dobbiamo rigenerare. I risultati sono garantiti e le applicazioni sono potenzialmente infinite».

«Abbiamo brevettato quella che per noi è la dimensione ideale per questo tipo di applicazioni rigenerative: tra i 70 e gli 80 micron. Quindi, frazioni decisamente più piccole di un millimetro ma che allo stesso tempo riescono a tenere tutte le capacità vitali e rigenerative una volta disperse sulla zona interessata».

Il dispositivo Rigenera è stato applicato anche in ambito chirurgico come forma alternativa al trapianto di cuore. Spiega Graziano: «Sono già diversi anni che sono in corso collaborazioni tra la nostra società e l’università di Helsinki, che ha preso in carico lo sviluppo cardio-rigenerativo della procedura. Fino a oggi sono stati trattati circa 20 pazienti che avevano delle disfunzioni del miocardio come conseguenza di una ischemia».

Il funzionamento? «Attraverso la nostra tecnologia è stato preso un frammentino di cuore microscopico, un frammentino che non ha provato ulteriori problemi al paziente; è stato disgregato ed è stata ottenuta questa sorta di polverina poi applicata sulla superficie del muscolo cardiaco come uno speciale “cerotto”. Questa membrana, creata direttamente usando cellule del cuore del paziente, ha cominciato a guarire e a rigenerare la parete che appunto era stata lesionata dall’infarto e ha migliorato nettamente le performance dell’organo al punto da non dover rendere necessario al momento il trapianto».

«Siamo riusciti, mediante una tecnologia semplice, affidabile, italiana a dare una speranza in più in questo campo dove ad oggi esistono ben poche strategie, tra le quali appunto il trapianto, e sono tutte strategie terapeutiche estremamente invasive. A differenza della nostra».

fonte: www.ilmattino.it

 

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