L’11 novembre 1985 il ministro della Sanità Costante Degan autorizzava i trapianti di cuore in Italia. Tre giorni dopo, il 14 novembre, l’equipe del professor Vincenzo Gallucci a Padova realizzava il primo intervento, aprendo una nuova era per la medicina italiana. In pochi giorni altri centri — Pavia, Udine, Bergamo, Milano e Roma — seguirono l’esempio.

Oggi, a quarant’anni da quell’impresa, l’Italia è tra i leader mondiali nella trapiantologia cardiaca: nel 2024 sono stati eseguiti 413 trapianti, con un aumento costante anche nel 2025. Sale l’età media di donatori e riceventi, indice di una maggiore efficacia dei trapianti e della crescente capacità della Rete italiana di gestire complicanze e comorbidità.

 Dal 2002 oltre 7.000 pazienti hanno ricevuto un nuovo cuore, in gran parte uomini affetti da cardiomiopatie. Il caso più emblematico è quello di Gian Mario Taricco, trapiantato nel 1985 a Pavia: il suo cuore batte ancora, rendendo il suo il trapianto più longevo d’Europa.

 Nel tempo è cambiato anche il profilo dei donatori — oggi più anziani e con cause di morte diverse — e sono stati introdotti i donatori a cuore fermo, che hanno ampliato le possibilità di salvezza.

“Dietro questi numeri ci sono vite e speranze” ha dichiarato il ministro della Salute Orazio Schillaci. Per il direttore del Centro Nazionale Trapianti Giuseppe Feltrin, “è ancora il sì dei donatori e delle loro famiglie a far battere il cuore della vita.”

(fonte Uff. Stampa CNT – Istituto Superiore di Sanità)